
Bivongi DOC
Vitigni
Il Bivongi DOC Rosso nasce da un blend di uve autoctone a bacca rossa, che fanno parte da secoli della tradizione ampelografica del territorio ionico della Calabria. I vitigni principali e più famosi sono sicuramente il Gaglioppo e il Greco Nero.
#1
Gaglioppo
Il Gaglioppo sembra essere nato in Calabria, a ridosso del Mar Ionio, sulle colline di Cremissa ai tempi dello splendore della Magna Grecia, quando la vicina Sibari era una delle capitali mondiali del vino. Erano in funzione veri e propri vinodotti per portare il vino fino al porto della città, dove veniva poi spedito in tutto il Mediterraneo.
Il nome Gaglioppo è di origine greca e si deve alla forma del grappolo, che assomiglia a un piede ben tornito: dalla parola Kalos Pedos, “bel piede”. Si rifà anche al dialetto locale, per cui Gaglioppo significa “pugno chiuso”, per via della compattezza del suo grappolo.
I descrittori visivi più ricorrenti sono rosso rubino, rosso granato, riflessi violacei e riflessi aranciati. Il colore e i riflessi presentano infatti una discreta variabilità; i parametri relativi al colore rappresentano una tipica criticità per i vini da Gaglioppo.
I descrittori olfattivi specifici sono floreali, quali rosa e viola, speziati di liquirizia e cannella, e fruttati, come bacche e drupe. Al gusto il Gaglioppo evidenzia vini dotati di buona acidità, gran corpo e lunga persistenza.
Nei vini da Gaglioppo il colore è il parametro maggiormente condizionabile da fattori esterni—clone, portinnesto, terreno e tecnica colturale—e quindi anche quello migliorabile con precise scelte tecniche, quale l’utilizzo di materiale clonale selezionato.
#2
Greco Nero
Il Greco Nero è un vitigno autoctono calabrese a bacca nera appartenente alla grande famiglia dei vitigni greci, che comprende soprattutto varietà a bacca bianca coltivate e utilizzate in tutta l’Italia centro-meridionale. Sull’origine del Greco Nero sono state avanzate varie ipotesi; facendo parte di questa famiglia, esso proviene probabilmente dalla dominazione ellenica del VII secolo a.C., quando i coloni greci sbarcarono nell’Italia meridionale per fondare nuove città e diedero vita alla civiltà della Magna Grecia.
Vinificato in purezza presenta una spiccata speziatura di pepe, anice e chiodi di garofano, con note floreali di viola, sorso fruttato, gradevolmente tannico, avvolgente e armonico.
#3
Gli altri vitigni a bacca rossa
Altra varietà utilizzata nel blend è la Nocera, un’uva antichissima introdotta nella zona dello stretto di Messina durante la prima colonizzazione greca, che presenta similitudini con la famiglia dei nerelli. Produce un vino di grande finezza ed eleganza, con note floreali, fruttate e vivace freschezza; molto probabilmente era conosciuto nell’antichità con il nome di Mamertinum.
Ad arricchire l’assemblaggio può concorrere anche il Calabrese Nero, più comunemente chiamato Nero d’Avola, il più diffuso vitigno autoctono siciliano a bacca rossa. Infine, può entrare a far parte della base ampelografica del Bivongi Rosso anche il Castiglione, un vitigno autoctono minore presente da secoli in Calabria e utilizzato fondamentalmente come uva da taglio.
Il Bivongi Rosso DOC ha un bel colore rubino con sfumature granato. Il bouquet è caratterizzato da intense note fruttate. Al palato è armonioso, con una bella struttura, sostenuta da tannini equilibrati e vivace freschezza. In virtù del fatto che il Bivongi Rosso DOC, da disciplinare, può essere prodotto con diverse percentuali di differenti vitigni, il vino ottenuto da ogni singola cantina possiede espressioni diversissime, tutte connotate dalla stessa radice: un’anima schietta, forte e gentile come quella di questo spicchio di Calabria che digrada dalle Serre fino allo Ionio.
#4
I vitigni a bacca bianca
Il Bivongi Bianco si ottiene da uve Greco Bianco, Guardavalle e Mantonico, da sole o congiuntamente con Malvasia Bianca e/o Ansonica, più altri vitigni locali a bacca bianca.
#5
Guardavalle
Il Guardavalle è un vitigno autoctono calabrese, coltivato prevalentemente sul versante ionico della regione, nelle aree viticole di Kalipera, della Locride e del Bivoncio. Chiamato anche Vardavalli, deve probabilmente il suo nome alla predilezione per le zone collinari, dove mostra una buona tolleranza alle avversità climatiche e alle principali fitopatie.
Se vinificata in purezza, questa varietà genera un vino di colore giallo con riflessi verdognoli e aroma intenso di nocciola tostata, anche se solitamente trova impiego come vino da taglio. Non si hanno notizie storiche certe sul vitigno: sappiamo soltanto che è presente in Calabria fin dal tempo delle colonie della Magna Grecia.
Il tipo di allevamento generalmente utilizzato per il Guardavalle è a spalliera o il tradizionale alberello. Dal punto di vista agronomico dà il meglio se coltivato su terreni argillosi-calcarei di medio impasto e ben esposti ai raggi solari. Nel bicchiere si manifesta con un giallo paglierino di media intensità; al naso è intenso e di buona qualità, con note agrumate e di litchi fresche e gradevoli. In bocca è sapido—la vicinanza al mare si percepisce—agrumato e fresco; si apre a meraviglia nel centro bocca e sprigiona tutta la sua intensità e piacevolezza, lungo nel finale. Normalmente è usato in blend con altri vitigni.
#6
Mantonico
Il Mantonico è un antico vitigno autoctono calabrese a bacca bianca. Le sue origini restano ancora piuttosto misteriose: potrebbe trattarsi di una varietà introdotta in Italia all’epoca della prima colonizzazione ellenica della Locride o forse domesticata in epoca remota nell’area dell’antica Enotria. Le origini greche sembrerebbero confermate dal nome del vitigno, la cui radice potrebbe derivare dal termine greco Mantìsios, “divinatorio-profetico”, legato a un antico uso del vino a scopo cerimoniale e propiziatorio.
Oggi è coltivato soprattutto lungo il litorale ionico della Calabria, nel tratto di costa che va dalla Valle del Neto fino a Locri, Bianco e Palizzi. Si tratta di una vasta area collinare, caratterizzata da terreni calcareo-argillosi particolarmente vocati per le uve bianche. Il clima è mediterraneo, con estati molto calde e secche mitigate dalle brezze del mare.
Il Mantonico rappresenta un piccolo patrimonio storico del territorio calabrese, per lungo tempo dimenticato e solo negli ultimi anni finalmente valorizzato, anche grazie a un rinnovato interesse verso i vitigni autoctoni. Secondo l’antica consuetudine greca, è ancora oggi allevato prevalentemente ad alberello, anche se nelle nuove vigne non mancano impianti a spalliera.
La pianta produce grappoli di medie dimensioni, con acini dalla buccia piuttosto spessa che arrivano a maturazione con un colore giallo dorato. È una varietà a maturazione tardiva e il clima secco della Locride, unito alla presenza di una buccia resistente, ha favorito la consuetudine di far appassire le uve su graticci prima della fermentazione, per ottenere vini dolci e concentrati. L’uva possiede una spiccata acidità innata che rende il vitigno molto versatile nelle vinificazioni. Pur senza una prolungata macerazione sulle bucce, il vino ottenuto dal Mantonico ha un colore giallo dorato intenso e una ruvidità tannica accentuata.