La viticoltura in Calabria: una storia antica
La storia della viticoltura calabrese è strettamente collegata alla particolare conformazione geografica e geologica della regione. La complessa geomorfologia della Calabria ha creato, nel corso del tempo, condizioni favorevoli alla presenza di una grande varietà di vitigni.
A questo elemento si aggiunge la posizione geografica della regione, naturale punto di approdo dei flussi migratori provenienti dall’Oriente e, in particolare, dalla Grecia e dai territori balcanici. A partire dall’VIII secolo a.C., queste popolazioni portarono con sé pratiche agricole e tradizioni profondamente radicate nelle terre di origine.
Tra queste vi erano anche la coltivazione della vite e la produzione del vino, attività strettamente legate alla cultura ellenica e al culto di Dioniso, divinità associata alla forza vitale e all’ebbrezza. La viticoltura diventa così parte integrante della storia della Calabria.
La pratica viene successivamente continuata e sviluppata anche durante l’epoca romana, quando nuovi insediamenti produttivi sorgono in diverse aree della regione. La Calabria si trasforma, quindi, in un territorio nel quale la vite trova condizioni ambientali favorevoli e nel quale, attraverso i secoli, si sviluppa una ricca biodiversità viticola.
Kaulon e la Magna Græcia
Per comprendere la storia del Bivongi DOC bisogna guardare anche all’antica Kaulon. L’antica città magnogreca sorgeva nell’area dell’attuale Monasterace, nei pressi di Punta Stilo, tra le fiumare Assi e Stilaro. Gli scavi archeologici hanno restituito la struttura di una città organizzata secondo una pianta ippodamea, circondata da mura e affacciata sul Mar Ionio.
La presenza della civiltà greca in quest’area rappresenta una delle testimonianze più importanti del legame storico tra la Calabria ionica e il mondo ellenico. Il territorio nel quale oggi nasce il Bivongi DOC è dunque parte di una terra che, fin dall’antichità, ha rappresentato un punto d’incontro tra culture, persone, conoscenze e tradizioni.
La viticoltura si inserisce in questo contesto come una delle attività agricole che hanno accompagnato la storia del territorio.
Il periodo romano
La tradizione vitivinicola non si interrompe con la fine della Magna Grecia. Durante l’epoca romana la coltivazione della vite continua e viene ulteriormente sviluppata. La produzione del vino entra progressivamente nella vita economica e sociale dei territori calabresi e la vite diventa una presenza stabile nel paesaggio agricolo.
Nei secoli successivi, tuttavia, la storia della viticoltura calabrese attraversa fasi alterne.
Il periodo bizantino e la cultura del vino
Un altro momento importante per la storia del territorio è rappresentato dalla presenza bizantina. La Calabria ionica diventa infatti un importante centro della cultura monastica orientale. In questo contesto assume particolare importanza il monastero di San Giovanni Therestis, legato alla Valle dello Stilaro.
La produzione agricola e vitivinicola diventa parte della vita dei monasteri e contribuisce alla conservazione e alla diffusione delle conoscenze legate alla coltivazione della vite e alla produzione del vino. La storia narra che nel 1457 i monasteri producessero ed esportassero oltre 100.000 litri di vino.
Questo dato testimonia come la produzione vitivinicola fosse già allora un’attività di notevole importanza per il territorio.
Il declino della viticoltura
La storia della viticoltura calabrese conosce successivamente un lungo periodo di difficoltà. Tra le cause troviamo la cosiddetta “piccola glaciazione”, le malattie della vite, i conflitti mondiali e il fenomeno dell’emigrazione verso le aree industrializzate del Nord Italia.
Questi fattori contribuiscono a una progressiva contrazione delle produzioni. La viticoltura perde parte della propria centralità e molti vigneti vengono progressivamente abbandonati o estirpati. La produzione rimane spesso legata a piccole realtà familiari e al consumo locale.
La rinascita dagli anni Sessanta
A partire dagli anni Sessanta prende avvio una nuova stagione di rilancio della viticoltura. La produzione rimane in gran parte affidata a piccole aziende a carattere familiare. Le uve vengono destinate soprattutto al consumo domestico oppure al conferimento presso le cantine sociali, nate proprio in quel periodo.
Progressivamente, però, la volontà dei viticoltori della valle porta a un recupero della viticoltura locale. L’estirpazione dei vigneti si arresta e aumenta anche il numero dei viticoltori che scelgono di investire nel reimpianto. È l’inizio di un processo di recupero che non riguarda soltanto la produzione di vino, ma anche i valori che la viticoltura rappresenta: lavoro, territorio, originalità, biodiversità e tradizione.
Il vigneto di collina diventa così anche una testimonianza del lavoro dell’uomo e del suo rapporto con l’ambiente.
La nascita della DOC Bivongi
Il passaggio fondamentale arriva nel 1996. Nel giugno di quell’anno, il Bivongi viene riconosciuto come Denominazione di Origine Controllata. La DOC nasce con l’obiettivo di sostenere e valorizzare le produzioni viticole dell’area e di dare ulteriore impulso alla crescita qualitativa dei vini.
Il riconoscimento della denominazione rappresenta, quindi, un momento importante nel percorso di recupero della viticoltura locale. La DOC non identifica semplicemente un vino, ma lega la produzione a uno specifico territorio, a determinate uve e a precise regole produttive.
Il territorio della DOC
Il disciplinare individua una precisa area di produzione. La zona comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Bivongi, Camini, Caulonia, Monasterace, Pazzano, Placanica, Riace, Stignano, Stilo e Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria, oltre a Guardavalle, in provincia di Catanzaro.
La denominazione diventa così espressione di un territorio delimitato e riconoscibile.
Il disciplinare e l’identità del vino
Il disciplinare stabilisce le uve che possono essere utilizzate per produrre i vini Bivongi DOC e le relative composizioni ampelografiche. Per il Bivongi Rosso e Rosato sono previste principalmente uve come Gaglioppo, Greco Nero, Nocera, Calabrese e Castiglione. Per il Bivongi Bianco vengono, invece, utilizzati Greco Bianco, Guardavalle, Mantonico Bianco, Malvasia Bianca e Ansonica, oltre agli altri vitigni previsti dal disciplinare.
La presenza di diverse varietà contribuisce alla ricchezza e alla varietà delle espressioni del Bivongi.
Il Consorzio DOC Bivongi
Un nuovo capitolo della storia della denominazione si apre nel 2018, con la nascita del Consorzio DOC Bivongi. Il Consorzio nasce dalla volontà delle aziende di cooperare per tutelare e promuovere un’eccellenza del territorio. Nel marzo 2021 arriva il riconoscimento ufficiale da parte del Ministero delle Politiche Agricole, con l’autorizzazione a operare erga omnes.
Questo riconoscimento attribuisce al Consorzio un ruolo ancora più importante nella tutela e nella valorizzazione della denominazione e nella promozione di una maggiore qualità e trasparenza.
Bivongi: una denominazione, un territorio
La storia del Bivongi DOC è quindi una storia fatta di continuità e trasformazioni. Il suo percorso va dalla viticoltura della Magna Graecia alla tradizione romana, dalla cultura monastica bizantina alla crisi della viticoltura, fino alla rinascita del Novecento e alla nascita della DOC. Il vino diventa il punto di incontro tra passato e presente.
Nel Bivongi convivono
Storia
Le radici della Magna Grecia e le successive civiltà che hanno attraversato il territorio;
Territorio
La fascia ionica, le colline e le Serre;
Biodiversità
La ricchezza dei vitigni presenti nell’area;
Tradizione
Le conoscenze tramandate nel tempo;
Lavoro
L’impegno dei viticoltori e delle aziende;
Identità
La capacità di esprimere attraverso il vino la personalità di un territorio.
